Il villaggio del Diavolo
Norm non era il luogo in cui un abile scalatore si sarebbe voluto rifugiare dopo ore di cammino sugli irti sentieri di quelle montagne tanto ripide quanto imponenti. Giunsi da quelle parti al tramonto di un faticoso pellegrinaggio, condotto in solitaria con l'obiettivo di abbandonare temporaneamente la caotica routine della mia Charlestown.Mi erano già capitate esperienze non proprio memorabili anni addietro: Stafford nel 1894 e Holeridge nel 1898. Nonostante, in entrambi i casi, la mia vita fu messa in pericolo in maniera inconfutabile non mi feci condizionare dagli eventi e decisi di esplorare la zona montuosa orientale dello stato del Vermont.Dal principio del sentiero si intravedeva una lieve sfumatura biancastra che colorava i picchi più estremi dell'altura, che come artigli di giganti dormienti graffiavano il cielo, incolpandolo di peccati che la limitata mente umana non potrà mai conoscere. Camminai diverse ore, sostando di tanto in tanto all'ombrìa di alberi che, progressivamente, si facevano sempre più spogli e anziani.Anche i cespugli e altri generi di vegetazione si impoverivano man mano che salivo verso la vetta, condizione che mi incuriosì ma che non mi diede molto pensiero.Gli scorci offerti dal versante sul quale ero mi riempirono il petto dei respiri che la fatica mi stava togliendo, ridandomi energia e sostegno morale.Inciampai su qualche arbusto rinsecchito, ruzzolai un paio di volte senza farmi male e infine al calar del sole, ecco che riuscii ad arrivare ai piedi del cartello di legno marcescente che anticipava l'ingresso del villaggio: il muschio verde scuro aveva intaccato ogni fibra di quella targhetta, rendendola quasi illeggibile. “Horn” era la scritta che appariva.Guardai oltre, tentando di scorgere qualcuno cui chiedere informazioni ma il silenzio regnava sovrano e non mi parve di vedere anima viva bazzicare per la piccola piazza che mi si apriva davanti. Le abitazioni sembravano occupate dalle tenebre, dato che dagli oblò di cui erano dotate non fuoriusciva nemmeno la tremolante luce di una candela.Qualche lanterna appesa a delle aste di legno di abete forniva la minima illuminazione che si potesse richiedere, ma mi ero premurato di portarmi una torcia personale. Chi le aveva accese?Il sole svanì, lasciando in cielo un eco luminoso di colore arancio vivido ed io fui costretto a dare fuoco alla fiaccola.Ebbi la sensazione di essere osservato fin dal momento in cui varcai il fatiscente cartello d'ingresso, sentivo centinaia di piccoli occhi addosso e crebbe in me una sgradevole irrequietezza.