Freddy la canaglia

Pubblicato il 20 agosto 2026 alle ore 18:19

Quella mattina il cielo era grigio, un po' come i suoi capelli, i capelli di Fred Millar. Si presentò dallo sceriffo con un ramoscello di legno in bocca e con l'aria di chi avrebbe potuto imbrogliare Satana con una sola frase. Lo sceriffo, che già sapeva con che individuo aveva a che fare, domandò fingendosi incuriosito:

“Signor Millar, qual buon vento vi spinge fin qui?”

Lo strambo masticava lentamente il suo legnetto; i capelli sporchi e lunghi pendevano sulla fronte coprendogli lo sguardo. Dopo un po' si tolse lo stecco dalla bocca e rispose:

“Si-si signor sceriffo. Volevo un'arma affidabile p-p-per abbattere uno di-di quei mostri.”

Peterson, sceriffo da parecchi anni, conosceva tutti gli abitanti della contea ma non se li ricordava tutti; di Millar si ricordava eccome e non faceva più caso alla sua buffa balbuzie:

“Avete la grana?”

“C-c-certo signore. Duec-c-entocinquanta d-dollari.”

“Una bella sommetta...ebbéne: Winchester .40, fucile a leva potente dalla media distanza, mortale da quella ravvicinata. Caricatore interno da 15 colpi, lunghi tempi di ricarica e rinculo moderato. Il fumo nero dopo ogni sparo svanisce in pochi secondi.”

Freddy squadrò il fucile, si rimise in bocca il legnetto e fece cenno di proseguire la presentazione; Peterson non lo fece attendere:

“Sharps, leggera carabina americana famosa per le “Guerre del West”. Il meccanismo di retrocarica rende più agevole la ricarica dell'arma e le cartucce calibro .52 sono una vera e propria condanna per chiunque ne venisse colpito; per le lunghe distanze è ottima ma dovete avere buona mira. Ah, il forte rinculo potrebbe slogarvi una clavicola, signor Millar.”

Lo sceriffo, capendo di non aver ancora soddisfatto il suo esigente cliente, posò sulla scrivania un altro fucile:

“Mi domando se sappiate governare uno di questi...”

Millar smise di masticare il legnetto, Peterson continuò:

“Rolling Block; la casata dei Remington ne è rimasta immensamente fiera: potente, preciso, letale. Non ho altro da mostrarvi.”

Con il rametto di legno (o ciò che ne rimaneva) nella mano destra, Freddy espresse la sua decisione finale:

“Quanto c-costa il Ro-Ro-Rolling Block?”

“200 dollari.”

“Lo c-c-c-compro.”

“250 se volete anche le cartucce, signor Millar, o avete intenzione di usarlo come clava?”

Freddy non si scompose minimamente: poggiò il denaro sul tavolo, prese il fucile e le cartucce e visionò le taglie sulla bacheca; dopo un'attenta riflessione, ne prese una e lasciò l'ufficio.
La fabbrica di mattoni Norimberg Bros si ergeva imponente sul viale ciottolato e qualche operaio fumava difronte ai cancelli.
Appena videro Freddy cominciarono a ridere, facendo battutine ad alta voce:

“Finalmente hai deciso di fare il passo Millar! Dopo però pulisci per bene, nessuno vuole calpestare le tue cervella!!”

“Ehi Freddy! Almeno con quell'arnese potrai far cadere un sacco di belle donne ai tuoi piedi! Lo dico sempre: l'importante è fottere, non importa se sia viva o morta! L'importante è fottere Freddy!”

“Avete visto che fucile ragazzi?! Ed io che pensavo che il vecchio Fred Millar fosse uno stupido poveraccio! Mi sbagliavo: è soltanto stupido! Ahahahah!”

Nella testa di Freddy si ripeteva la scena in cui lui metteva a tacere quei tre imbecilli facendogli esplodere il cranio; era strano si, ma non stupido e sapeva che il cappio lo aspettava se non avesse rispettato la legge.
L'entrata Sud era sorvegliata da due energumeni armati di Colt .36; lui mostrò la taglia, dichiarò il nome ed entrò nella “zona rossa”.
Il Little Lake era poco più avanti e Fred aveva deciso di girargli intorno, restando distante dalla riva, nascosto nella vegetazione.
Camminò lentamente, cercando di non farsi notare.
Nel frattempo iniziò a piovere, poi a diluviare. Tuoni e fulmini completarono la tempesta carica dall'alba; nel rombo assordante del temporale, Freddy poté accelerare il passo ma dovette uscire dalla vegetazione per diminuire il rischio di rimanere folgorato da qualche saetta.
In risposta a questa sua avanscoperta, un bagliore arancione esplose dall'altro lato del lago e un proiettile gli sfiorò il braccio sinistro: si accovacciò dietro un gruppo di cespugli e puntò il fucile verso l'ipotetica direzione dalla quale era partito il colpo, poi diede una spolverata all'ottica ed osservò.
A primo impatto non vide nessuno: la pioggia cadeva incessante e alcuni tuoni facevano vibrare il terreno; d'un tratto però notò un'ombra vicino a un albero.
Aguzzò la vista e scovò una donna: era parzialmente nascosta e lasciava sporgere mezzo corpo; teneva una pistola nella mano sinistra e sembrò guardare proprio verso Freddy.
Impossibile che lo vedesse, a meno che non avesse avuto con sé un cannocchiale.
Fred la puntò ma non fece fuoco; voleva osservarla, capirne le intenzioni.
Forse aveva sparato per paura, o magari voleva davvero ucciderlo e depredarlo; Freddy mantenne l'occhio nel mirino e vide tutto.
Vide due esseri ripugnanti cogliere la donna di sorpresa alle sue spalle; lei sparò qualche colpo, ma i mostri le strapparono le mani, poi le aprirono la testa partendo dalla bocca e infine la divorarono avidamente.
Oh si, Freddy vide tutto e il membro nei pantaloni gli si inturgidì.
Dopo qualche minuto, i due macellai si dileguarono e laggiù, dietro quell'albero, si intravedeva un mucchio informe di poltiglia nera, tutto fuorché il corpo di un essere umano.
Altri tuoni e Fred riprese a muoversi verso ovest.
Un'altra mezz'ora e si ritrovò fra le paludi: qualche ranch in palese abbandono, santuari infestati dalle edere ed abitazioni vuote.
Sapeva che una fitta rete di tunnel si diramava sotto i colli fangosi, ma percorrerli era sconsigliabile, oltretutto perché era munito di un'arma da distanza e sprovvisto di una contundente.
Una cosa però poteva fornirgli un prezioso aiuto: il campanile di Chiesa Tanner, sita al centro del villaggio Dummon, sarebbe stato il posto perfetto ove appostarsi.
Fred proseguì tagliando per i laghetti, passò vicino a due baracche malmesse: un cane stava banchettando un cadavere di un uomo con dei corvi; pare fosse caduto su una trappola per orsi.
Avanzò ancora e giunse alla chiesa, ma dovette nascondersi dietro a una vecchia rimessa.
Una coppia di cacciatori stava ispezionando la zona: erano ben armati e anche se avesse ucciso il primo, il secondo avrebbe certamente risposto al fuoco.
Freddy si accucciò, paziente e calmo.
I due uomini passarono dall'altro lato della rimessa e non si accorsero della sua presenza; dunque poté dirigersi verso la meta prestabilita.
Entrò nella chiesa: il rumore assordante del silenzio e l'odore di dimenticato erano il suo biglietto da visita.
Fred sapeva come muoversi: andò dietro all'altare, aprì la porta della sacrestia e salì la scala a pioli fino alla campana, posta a 5 metri da terra. Nel frattempo, la tempesta si placò, mutando in un dolce sottofondo bagnato.
Posizionò il fucile sul parapetto, cercando di non sporgersi troppo e attese; laggiù, oltre i laghetti minori, i due cacciatori stavano combattendo con un alligatore. Vinsero loro.
Alcuni Barcollanti gironzolavano attorno a un vecchio fienile, uno Strisciante si immerse in acqua, un Bruto pestava la clava su una roccia con violenza. Era infastidito da qualcosa.
Passarono alcuni istanti e dal boschetto poco più in là, a qualche metro dal gigante, fecero capolino tre mastini; stavano scappando da qualcosa.
Freddy pensò di assistere ad una lotta spietata, invece il branco di cani sorpassò il Bruto senza curarsi della sua presenza e lui fece lo stesso. Allora cosa lo infastidiva?
Fred spostò l'ottica verso ovest senza notare nulla di particolare, poi puntò l'arma a est e uno stormo di uccelli si librò in aria, spaventati da uno sparo.
Un verso orribile, talmente forte che lo udì perfino Fred, si levò dal boschetto; un altro sparo, poi delle grida.
Il Bruto era sempre più irrequieto e sbatteva la clava con forza inaudita, fissando un punto nella foresta.
Con l'occhio incollato al mirino del suo Rolling Block, Fred ora cominciava a scorgere del movimento: due uomini, uno dei due ferito a un braccio, stavano cercando di sfuggire alla furia implacabile di un Colosso Spinato.
Alla vista di quell'essere, Freddy la canaglia deglutì, impaurito e sconcertato dall'abominio che stava guardando.
I due finirono però tra le grinfie del Bruto, il quale agitò la mazza in aria per poi scagliarla contro uno di loro; la testa, le costole e forse anche il bacino dello sfortunato andarono in frantumi e pezzi maciullati si sparpagliarono sul terreno.
L'altro cacciatore schivò il secondo attacco e salì sui resti di una legnaia, riuscendo momentaneamente a mettersi in salvo.
Fred fu sconvolto, non certo per la visione del massacro appena consumato, quanto per il fatto che avrebbe dovuto cavare una placca al Colosso; così richiedeva la taglia.
Quando Freddy la accettò non aveva idea del mostro che avrebbe dovuto affrontare ma non ne volle sapere di abbandonare il campo; 1000 dollari, in quel momento, erano più importanti di qualsiasi altra cosa.
Il Bruto e il Colosso, contrariamente a quello che si poteva pensare, non si degnarono nemmeno di uno sguardo; era come se quelle creature si riconoscessero e sapessero di non doversi attaccare.
Il cacciatore era in trappola e se fosse sceso da quel punto sopraelevato sarebbe andato incontro ad una fine dolorosa.
Fred lo squadrò: aveva un LeMat in una fondina improvvisata mentre nella mano destra teneva un altro revolver, probabilmente una Colt Buntline del '73; la lunga canna della Buntline ne rendeva arduo il controllo durante il fuoco e un cacciatore avrebbe dovuto saperlo.
Quindi, LeMat a parte, non valeva la pena sporcarsi le mani, senza contare il fatto che sarebbe dovuto scendere e rischiare la pelle per una semplice pistola (magari scarica).
Un piano stava prendendo forma nella mente bacata di Fred Millar e senza riflettere troppo lo attuò.
Appoggiò il fucile a terra, poi scese di nuovo la scala e una volta giù iniziò a tirare la corda collegata alla campana. Dopo pochi secondi il battacchio picchiò contro le pareti d'ottone, emettendo un frastuono udibile a chilometri di distanza.
Lasciò che la campana cessasse di agitarsi e tornò di sopra, impugnò il fucile e guardò giù verso lo spiazzo che aveva osservato poco prima: il cacciatore era ancora lì e fissava il campanile, i due mostri non c'erano più.
Da quell'altezza era difficile che Freddy potesse essere visto dall'uomo, ma l'istinto di accucciarsi gli venne ugualmente e si riparò dietro il parapetto.
“Piano fallito” pensò.
Dalle basi della scala, il verso del Colosso fece vibrare tutto quanto e Fred rinvigorì; diede un'occhiata sotto di lui, lungo la tromba del campanile e vide un ammasso di carne putrescente e placche ossee agitarsi nervosamente nell'ombra.
Freddy riprese in mano il fucile, puntò la canna verso l'aggancio della campana con l'asse che la reggeva e fece fuoco: il proiettile rimbalzò tre volte, schivando per miracolo il pazzoide.
L'attaccatura si crepò, ma non si ruppe del tutto; Fred diede alcuni colpi col calcio del Rolling Block e dopo un po' la campana si staccò, precipitando lungo il condotto del campanile e schiantandosi sul Colosso.
La torre tremò per poi collassare su sé stessa.
Un gran polverone si levò in aria: sotto la campana giaceva il corpo gigantesco ed esanime del Colosso: le poche spine rimaste intatte non gli fecero perdere il suo minaccioso aspetto.
Qualche colpo di tosse: Freddy spostò alcune pietre e riemerse dalle macerie.
Frugò per ritrovare il suo fucile ma in mezzo a quella confusione non era facile.
Ne approfittò per prendersi la spina del Colosso e mentre la staccò gli venne un dubbio:

“Ho ucciso il Colosso, ma il Bruto dov'è?”

Quasi a farlo apposta, un lamento disumano esplose alle sue spalle seguito da un lento spostamento di detriti.
Fred raccolse la placca di Colosso ed uscì dalla chiesa: corse verso nord, in modo da restare sul percorso che aveva intrapreso per giungere fin lì.
Questa volta non si curò di mantenere un basso profilo; doveva raggiungere l'uscita sud al più presto.
Un proiettile gli sfiorò l'orecchio destro, poi un altro: forse il cacciatore di prima era sceso dal punto sopraelevato e lo stava inseguendo.
Il lago minore era difronte a lui ma doveva rifiatare.
Pregando di non essere visto, si intrufolò in una vecchia stalla sul sentiero principale, ricoprendosi di fieno.
I passi dell'altro cacciatore si stavano avvicinando rapidamente.
Nonostante l'affanno, cercò di respirare a fondo: il cacciatore era vicinissimo e stava entrando nella stalla.
Freddy era disarmato e ingaggiare un duello sarebbe stato da pazzi.
Pazzi proprio come lui.
Balzò fuori dal mucchio di fieno e atterrò il cacciatore.

“Freddy? Freddy Millar??”

“Frederich?! S-s-sei tu?!”

“Socio! Tirami su te ne prego!”

“Che b-b-bello ve-vederti F-Freddy!”

“Freddy e Freddy, perché due è meglio di uno!”

Lo dissero all'unisono, ridendo di gusto.

“Dove sei stato per tutti questi anni?!”

“Qualche l-lavoretto qui e lì, s-s-se sai c-cosa intendo...”

“Ma certo, che domande. Il buon Freddy Millar, ahh che gioia saperti ancora vivo.”

“P-p-per me di più. T-tu come s-sei sopravvissuto?”

“Bé vedi, ho continuato a racimolare qualche briciola dall'attività. Ho grattato sul fondo del barile ma non ho trovato granché. In ogni caso, meglio poco che niente!”

“Sicuro! Ed è p-per questo c-c-che sei qui immagino.”

“Guarda...”

Frederich aprì la bisaccia che teneva a tracolla ed estrasse due zanne di Succhiasangue.

“Queste valgono una fortuna amico mio. 350 dollari l'una e la taglia ne avrebbe consegnati 800 a chiunque ne avesse riportate un paio.”

“C-c-che m-meraviglia F-Freddy. F-forse è meglio se ci avviamo verso l'uscita...n-n-non credi?”

“Non sono mai stato così d'accordo socio!”

I due cacciatori uscirono dalla vecchia stalla e si diressero rapidamente verso l'uscita sud.
La pioggia cadeva più fitta di prima e il temporale si era trasformato in acquazzone.
I due dovettero gridare per sentirsi, Freddy era dietro, Frederich faceva strada:

“Credo che con questi soldi posso seriamente prendere in considerazione l'idea di lasciare la Louisiana per sempre. Ancora qualche taglia e il mio gruzzolo sarà sufficiente per dimenticarmi di questo orribile posto.”

“G-gran bel p-piano Fred. Quanti s-s-soldi hai già da p-parte?”

“Ho voluto dividerli: metà li tengo in casa e l'altra metà l'ho nascosta nel magazzino della vecchia attività. Non si sa mai...”

Il fango rendeva difficile la corsa; dopo un paio d'ore, intervallate da qualche manciata di minuti di riposo, Freddy e Fred scorsero il grande cancello dell'uscita sud.
Freddy esclamò:

“D-devo complimentarmi c-c-con te Fred...”

“E per cosa socio?! Per non averti fatto un buco in testa?! Ahahahah!”

“N-n-niente affatto. Ma uccidere d-d-due Succhiasangue non è da t-t-tutti.”

“E tu invece? Cosa farai dopo aver raccolto un po' di denaro Freddy? Spero che non te lo berrai tutto in whisky!”

“Non c-c-credo che potrò lasciare l-l-lo stato presto. A meno che tu n-n-non mi dia una m-mano...”

Ancor prima che Frederich potesse rispondere, Freddy gli era già saltato al collo impugnando una placca di Colosso Spinato.
La carne lacerata fece fuoriuscire un'abbondante quantità di sangue e Freddy si eccitò a tal punto da farsela nei pantaloni.
Frederich crollò a terra in preda agli spasmi, tentando di bloccare il flusso sanguigno che ormai aveva creato una piccola pozza sotto di lui. Freddy gli si avvicinò, gli rubò la taglia e le zanne di Succhiasangue e, sventolandogli il foglio davanti agli occhi, gli sussurrò all'orecchio:

“M-m-meglio due c-che una, non è v-vero Frederich?”

Lasciandosi il corpo dell'amico alle spalle, Fred Millar si avviò all'uscita, squadrato dalle due guardie che avevano assistito alla scena. Ma all'interno della zona rossa tutto era permesso, e Freddy lo sapeva. Dopotutto, era Freddy la canaglia.

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