Nascondino

Pubblicato il 1 ottobre 2026 alle ore 15:57

“...28...29...30...”

Il sole splendeva fra le chiome degli alberi nel boschetto dietro villa Parish. La tenuta della ricca famiglia di origini scozzesi si ergeva su un'alta collina direttamente sopra Lowsonville, un piccolo paesino di neanche 500 anime.

“...43...44...45...”

La struttura architettonica con la quale era stata concepita la rendeva estremamente regale di giorno, mentre di notte incuteva timore anche al più coraggioso degli uomini.
Da diversi anni non aveva più proprietari e l'asta cittadina aveva perso ogni speranza di assegnazione.

“...58...59...60! Adesso ti trovo!”

Di tanto in tanto, un gruppetto di ragazzini si ritrovava nei dintorni per giocare a nascondino. Col permesso dei genitori, potevano scorrazzare liberamente nel grande cortivo di fronte alla magione, ma non dovevano assolutamente mettervi piede all'interno.

“Tanto so dove sei, finisco sempre per beccarti.”

Disse Sally, con i riccioli biondi che le cadevano sulle spalle e due occhi azzurri come il limpido cielo estivo. Quel pomeriggio d'autunno c'erano soltanto lei e Austin, il suo fratello minore. Si avvicinò di soppiatto alla fontana di pietra davanti all'ingresso principale, poi sbirciò nella vasca vuota e colma di foglie rinsecchite convinta di trovare suo fratello ma con sorpresa fece cilecca.
Si guardò attorno pensierosa, parlando fra sé e sé:

“Di solito si mette qui. Dove si sarà nascosto...?”

Udì un rumore di fogliame alle sue spalle, provenire dai cespugli nel boschetto sul versante a est.
Gli corse incontro poco prima che uno scoiattolo non sgattaiolò fuori, arrampicandosi velocemente sull'albero accanto.
Poi la sua attenzione venne catturata dal uno degli scuri della villa al primo piano, che sbatté violentemente.

“Ehi! Nostra madre ha detto che non possiamo entrarci!”

Gridò alla finestra chiusa.
Con una smorfia infastidita, salì i gradini della scalinata, quindi gettò un'occhiata furtiva all'interno: un ampio corridoio si allungava nella semi oscurità e Sally distinse solamente qualche vecchio mobile e un paio di porte ai lati.
Spinse il portone che, dopo un agognato cigolio d'usura, si spalancò permettendo alla luce del giorno di rischiarare l'ambiente.

“Questa volta non mi prendo le sculacciate al posto tuo!”

Tuonò, riferendosi agli svariati episodi nei quali aveva subito le punizioni corporali dei suoi genitori per risparmiarle al fratello minore, prendendosi la colpa delle sue malefatte.
Con quell'avviso sperava di convincere Austin ad uscire allo scoperto ed effettivamente qualcosa al piano di sopra si mosse.

“Abbiamo finito di giocare! Vieni giù e torniamo a casa!”

Ma a parte alcuni timidi rumori, che potevano essere dovuti a un ratto che strisciava sul pavimento o al vento che faceva corrente, non rispose nessuno.
Si mise a cercarlo, curiosando in ogni singola stanza: la grande sala da pranzo poteva ospitare almeno trenta persone, la cucina ampia sembrava quella di un castello e il bagno aveva una vasca elegantissima.
Una moltitudine di ragnatele rovinavano però l'atmosfera fiabesca nella quale era appena entrata la piccola Sally. Enormi bave viscose pendevano dal soffitto e soffocavano le pareti, mentre gli angoli dei muri erano ornati di tele a imbuto.
Dei passi rapidi sopra la sua testa la riportarono alla realtà.

“Ti ho detto di scendere! Basta giocare!”

Fece per salire al piano superiore quando notò un'altra rampa di scale sulla destra, che probabilmente l'avrebbe condotta nel seminterrato.

“Se sei lì sotto faresti meglio a dirlo subito. Lo sai che non mi piacciono i sotterranei.”

E nel tono di Sally ci fu un pizzico di timore mescolato a supplica.
Sospirò e si affacciò nell'oscurità profonda, constatando che senza una torcia sarebbe stato assai stupido avventurarsi laggiù.

“Austin sei lì??”

Come in risposta, una leggera brezza si sprigionò dal piano inferiore e un marcato fetore di stantìo le invase le narici.
Abbandonò l'idea di scendere e andò di sopra, ritrovandosi nuovamente davanti a un corridoio ma con una diversa disposizione degli spazi: un grande lampadario riempiva il vuoto della navata e Sally ebbe l'impressione che restasse sospeso per miracolo. La giuntura che gli permetteva di restare ancorato al soffitto, infatti, era parzialmente staccata.
La forma della lumiera era insolita e anche la catena al quale era appeso presentava dei dettagli bizzarri, ma nella penombra non è semplice distinguere bene gli oggetti, perfino quelli più comuni.
Per sbaglio pestò qualcosa: dalla consistenza sembrava un pezzo di legno ma la forma ovale richiamava a una piccola scodella.
Improvvisamente, altri passi veloci si mossero in una delle stanze ai lati del corridoio proprio di fronte a lei, quando dal cortile gli giunse flebile la voce di Austin che la chiamava gridando:

“Sally! Ho vinto io! Ho fatto tana!”

Corse alla finestra, la stessa che aveva sbattuto qualche minuto fa e che le aveva fatto credere che suo fratello fosse entrato nella vecchia villa Parish.
I movimenti che aveva udito pochi istanti prima però, non cessarono.
Spalancò gli scuri, facendo entrare gli ultimi raggi di sole della giornata.
Austin prese un grande spavento perché non si aspettava certo di trovarla lassù:

“Sei matta!? Non si può andare là! Lo ha detto la mamma!”

Poi il suo viso cambiò completamente, un'espressione colma di orrore prese forma, mutando i suoi dolci lineamenti da infante.
E mentre Austin urlò con tutto il fiato che aveva in gola, qualcosa alle spalle di Sally scattò con lo stesso suono secco che produce una trappola per orsi quando si aziona.
Ma il piccolo cuore di Sally aveva già smesso di battere ancor prima che il suo corpo venisse immobilizzato nel bozzolo e, successivamente, liquefatto.
Un orribile epilogo per una spensierata partita a nascondino...

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