“Hai sentito dell'ultimo mazzetto di taglie emanate?”
“Quelle riguardanti il Putrificato?”
“Esatto. Propongono 2000 verdoni a chi lo abbatte.”
Gli occhi di Shawn comunicavano appieno le sue intenzioni ma Peter non fu dello stesso avviso:
“Tu sei pazzo Shawn. Hai la minima idea di cosa sia quell'affare? Le sue dimensioni?”
“E allora?? Io preferirei di gran lunga abbattere un colosso piuttosto di un esserino piccolo e fastidioso, rapido e imprendibile.”
“Non se ne parla.”
“Ho un piano.”
“Cazzo no! Non c'è nessun piano! Non parteciperemo a questa maledettissima caccia, ne ora ne mai!”
Shawn lo guardò esterrefatto, cercando di accettare la negazione del fratello.
“Come vuoi, ma perdiamo 2000 dollari. Contento te.”
“Preferisco perdere 2000 dollari che perdere la vita.”
“Puoi almeno ascoltarmi? Voglio solo che tu mi ascolti.”
“Gesù...sembri nostro padre. Cocciuto fino alla fine.”
“Molti si accaniscono sulle armi da fuoco: fucili, pistole, ho sentito che Larry Tacker ha speso 650 dollari per un Ballard ad avancarica. Quei fucili costano un occhio della testa! E sai che fine ha fatto Tacker?”
“È morto?”
“Peggio. È riuscito ad uccidere un gruppo di mastini e sulla via del ritorno un bastardo lo ha seccato alle spalle, rubandogli fucile e taglia.”
“Vedi cosa significa cacciare lì dentro...”
“Non è questo il punto. Se noi concentriamo le nostre risorse su delle cariche esplosive, molotov e granate, avremmo più probabilità di abbattere il mostro.”
“E quanto costerebbe una granata, giusto per sapere.”
“Credo non più di 60 dollari...”
“Perfetto quindi mettiamo il caso che ci rechiamo all'armeria, compriamo un totale di 8 esplosivi, entriamo nella zona infetta, troviamo il mostro e poi?”
“Gli scarichiamo addosso il nostro arsenale.”
“Hai preso in considerazione il fatto che potrebbe non funzionare?”
“Ti pare? 8 bombe squarcerebbero una balena cazzo!”
“A ogni modo non se ne parla. Ti ho ascoltato ma rimango sulla mia strada.”
“E poi sono io il testardo...”
Peter non amava le armi, era sempre stato un pacifista.
Shawn era tutto il contrario, identico a suo padre: imbracciare un fucile era ancora meglio di abbracciare una bella donna.
Fortunatamente la grande tempestata stava per terminare e si prospettava un pomeriggio soleggiato.
“Andrò a pescare dopo pranzo, vieni con me?”
“Perché non andiamo ora? Aspettiamo che finisca di piovere così mangiamo pesce.”
“Hai ragione. Mi preparo.”
I due fratelli avevano questo in comune: adoravano la pesca.
Nel '78 avevano pescato un enorme storione bianco: pesava ben 500 kg! Per fortuna che c'erano altri pescatori lì vicino e li hanno aiutati a portare la bestia dal commerciante. Avevano ricavato un'ottima somma.
La palude infetta era molto distante e il fiume non vi passava attraverso quindi le acque erano pulite; Peter si appostò su un macigno grosso quanto un elefante, Shawn entrò in acqua restando vicino alla sponda.
“Cosa scommetti?”
“In che senso?”
“Se prendo un pesce più grosso del tuo, cosa scommetti?”
“Non scommetto nulla. Siamo qui per divertirci e per il pranzo.”
Shawn sorrise, capendo che il fratello aveva già intuito dove voleva andare a parare. Poi riprese:
“Papà avrebbe tanto voluto vederti con una pistola in mano...”
“Si, si mi ricordo. Si infuriò quando lo criticai per essersi comprato lo Sharps appena messo in commercio. Ahahah!”
“Ti avrebbe sparato se non fossi stato suo figlio.”
Qualche istante di silenzio, poi Shawn domandò, tornando serio ma conservando un sorriso accennato:
“Secondo te sarebbe fiero di me?”
“Che domande!? Sei uguale a lui!”
“Seriamente. Quando tu non c'eri si vedeva che gli mancavi. Ho sempre avuto la sensazione che il fatto di avere il suo stesso carattere a volte lo turbasse.”
“Il suo fardello era l'attaccamento nei confronti dell'alcol. Però ci voleva bene ed era un brav'uomo.”
“Il pesce che pescherò lo dedico a lui.”
“A Walter Clarke,il nostro amato padre!”
“A Walter Clarke!”
Trascorse mezz'ora ma il secchio era ancora vuoto.
All'improvviso Peter intravide un'ombra sotto il pelo dell'acqua che si stava dirigendo verso suo fratello minore, seguendo la corrente.
“Ehi Shawn attento. C'è qualcosa laggiù.”
“Dove? Non vedo nulla. Dici che sia un altro storione da mezza tonnellata??”
“Non lo so ma sii prudente. Torna a riva.”
“Col cazzo! Magari è un affare ancora più grosso!”
“Torna a riva Shawn!”
Pur avendo una visuale migliore rispetto al fratello, Peter non riusciva a capire di cosa si trattasse. Vedeva solo una figura scura dalle dimensioni di un coccodrillo, o magari di un corpo.
La sagoma era ormai vicina a Shawn.
“Merda è un cadavere!”
“Stai indietro! Potrebbe essere pericoloso!”
Shawn indietreggiò fino a raggiungere la sponda; il cadavere passò, inerme, trasportato dalla corrente.
Peter scese dal masso e andò dal fratello chiedendo spiegazioni:
“L'hai visto??”
“Si, era un corpo!”
“Umano o trasformato?”
“Credo umano! Non l'ho guardato bene.”
I due restarono in silenzio, pensierosi, poi il maggiore disse:
“Torniamo a casa. Mangeremo carne di maiale.”
“Buona idea.”
Tornarono a casa e prepararono il pranzo, scossi dal macabro ritrovamento.
Dopo mangiato Peter si distese e si addormentò. Shawn no.
Scrisse un biglietto e lo lasciò sul tavolo; uscì dalla porta facendo meno rumore possibile e sparì.
Dopo un paio d'ore Peter si svegliò, chiamò il fratello e non ricevendo risposta andò in soggiorno dove trovò il biglietto:
“Caro fratello, ho deciso di andare avanti con la mia idea. Partecipare alla Hell Hunting. Ho capito che non ti saresti smosso dalle tue convinzioni, sul fatto che fosse sbagliata, pericolosa, stupida. Però vedi, anche se nostro padre non c'è più, vorrei renderlo orgoglioso di me.
Prepara il vino che stasera tornerò con un bel gruzzolo!
Il piccolo Shawn.
P.S. So che non sei il tipo, ma prega per me.”
Quando erano entrambi più giovani, Peter lo chiamava “Il piccolo Shawn”. Era divertente per tutti, perfino Walter sorrideva. In quanto alla sua fede, era l'unico a professare la parola di Dio dimostrando un forte attaccamento ai principi religiosi, pur in netto contrasto con la passione per le armi.
Finì di leggere il biglietto e sulle prime si arrabbiò parecchio ma era il classico suo modo di nascondere la preoccupazione.
Era più saggio di Shawn e sapeva che avventurarsi lì dentro da soli era deleterio.
Prese la giacca e uscì di casa, si fece portare all'armeria Burgman's Sons e acquistò un Remington a otturatore girevole, buon fucile e soprattutto rapido nel sputare fuoco; con molta probabilità gli esplosivi li aveva già comprati suo fratello.
In poco più di mezz'ora era davanti al grosso cancello Ovest; due guardie lo perquisirono e gli domandarono di esibire la taglia, dichiarando nome e cognome.
“Siete l'ottavo oggi. Quel bestione sta facendo una strage...”
Disse uno guardando l'altro con un ghigno.
“Non è tornato indietro nessuno?”
Chiese Peter, preoccupato. Il secondo tizio scosse la testa, poi aggiunse:
“Qualche ora fa è passato di qui un ragazzo; aveva soltanto 3 candelotti di dinamite. Nessuna pistola, nemmeno una rivoltella. Solo un idiota andrebbe all'inferno senza preoccuparsi delle fiamme, eheheh.”
Peter cercò di non farsi scoraggiare e diede la priorità al ritrovare suo fratello.
Si incamminò nella foresta paludosa: quella zona era stata un tempo il più grande villaggio boschivo del Bayou ed era colmo di catapecchie e botteghe degradate; l'abbandono dell'uomo aveva fatto si che la natura proliferasse e non era così raro trovare enormi zanzare o ragni di dubbie dimensioni.
Diede una rapida occhiata in giro, tenendo saldo il fucile fra le mani; sarebbe bastato un singolo morso di un cane rabbioso per fallire miseramente e morire, o peggio, trasformarsi.
Ispezionò qualche bottega in cerca di oggetti utili come lame da lanciare o protezioni rudimentali: trovò un paio di coltelli di scarsa affilatura e usò due lattine vuote come silenziatore, applicandole alla canna del fucile, usando delle erbacce per fissarle.
Di tanto in tanto udiva uno sparo, a volte vicino, a volte lontano.
Camminò per un'ora senza mai fermarsi e uscì dalla palude dopo due ore; di fronte aveva la vecchia segheria McGoldrick, attività colosso dell'intera area. Dallo scoppio dell'epidemia divenne il miglior luogo di appostamento per cecchini, nonché un prezioso rifugio dagli abomini.
Peter guardò nel mirino del Remington e fece un'attenta ricognizione: la zona era apparentemente sgombra se non per tre, forse quattro infetti che barcollavano lenti senza una meta.
Non aveva senso sparare, anzi sarebbe stato più rischioso che utile: nel caso in cui l'avessero attaccato, li avrebbe abbattuti a suon di coltellate.
Scivolò silenziosamente fuori dagli ultimi cespugli che precedevano la piana, si diresse a passo spedito verso l'ingresso dello stabile e una volta dentro controllò che nessuno l'avesse seguito.
I numerosi buchi nelle pareti e le finestre rotte permettevano alla luce di penetrare all'interno, senza richiedere l'uso di una lanterna; tuttavia, i cocci di vetro sparsi per terra rappresentavano una duplice minaccia ossia il rischio di ferirsi oppure quello di rivelare la propria posizione a un eventuale aggressore.
Salì la rampa di scale che portava al piano superiore e lo attraversò, poi si appostò vicino a una piccola fessura ma grande abbastanza da farci passare la canna del fucile e poter osservare l'orizzonte dal mirino.
Udì un fragoroso sparo e uno stormo di corvi si levò in cielo: proveniva dalla foresta alle sue spalle, la stessa boscaglia dalla quale era venuto. Dal forte rumore, chiunque avesse fatto fuoco doveva essere nelle vicinanze; Peter cambiò versante e si riparò dietro una finestra frantumata che dava esattamente sulla piana percorsa poco prima.
Attese qualche minuto, fino a che un uomo non comparve dalla vegetazione: stava scappando da qualcosa.
Subito dopo dai cespugli saltarono fuori due mastini: erano grandi quanto una tigre e sembravano indemoniati.
Tra loro e il cacciatore non vi erano più che una decina di metri e lo stavano raggiungendo.
Peter aveva soltanto un caricatore da 12 e sprecare munizioni per problemi altrui non era vantaggioso; distolse quindi lo sguardo e si limitò ad ascoltare le grida strazianti del pover'uomo e del terribile suono della carne che gli veniva strappata dalle ossa.
L'agonia durò forse mezzo minuto e quando Peter Clarke si affacciò nuovamente non vide altro che un irrilevante cumulo di budella, oltre a una vistosa pozza di sangue.
Improvvisamente gli balzò alla mente un terribile quesito: dove erano finiti i mastini?
Nello stesso momento, al piano di sotto qualcuno (o qualcosa) si mosse.
Peter si ammutolì e se avesse potuto fermare il suo respiro per un minuto l'avrebbe fatto, mentre un ringhio debole e non troppo lontano raggiunse le sue orecchie, facendogli vibrare i timpani.
Con molta probabilità avevano fiutato il suo odore e presto lo avrebbero raggiunto.
Il ragazzo restò immobile, puntando il Remington verso le scale in fondo alla stanza.
I mastini stavano annusando in giro, non curanti dei vetri calpestati: uno dei due doveva essere giusto all'inizio della rampa.
Passi lenti e misurati iniziarono ad avvicinarsi a Peter che nulla poteva fare se non attendere silenzioso gli sviluppi della situazione, pregando un qualunque Dio buono di salvarlo.
Si guardò intorno, tentando di trovare alla svelta una soluzione di fuga: gettarsi fuori dalle finestre sarebbe stato l'unico modo per uscire indenne dall'edificio, salvo poi cercare un modo per scendere a terra senza ammazzarsi.
Un altro sparo, questa volta più distante, catturò l'attenzione dei mastini che in pochi secondi si catapultarono fuori della segheria e si dileguarono nella foresta.
Peter tirò un lungo sospiro di sollievo prima di alzarsi, poi scese al pianterreno e uscì all'esterno.
Si incamminò di nuovo, evitando le zone ad alta concentrazione di infetti e quelle eccessivamente esposte alla luce; il sole era alto e la leggera brezza non bastava per non patire il caldo.
La tentazione di concedersi una rinfrescata era tanta ma le acque profonde in quell'area erano popolate da pesci voraci, anch'essi colpiti dallo strano virus.
Si inginocchiò sulla riva di un ruscello e si sciacquò il viso e le braccia, bevve qualche sorso dalla sua borraccia e ripartì.
Per qualsiasi cacciatore che si avventurasse nella zona nera, era assai fondamentale munirsi di una razione di acqua per dissetarsi: bere dagli stagni o dai fiumiciattoli poteva costare molto caro.
Dopo un'ora di camminata, durante la quale ci furono forse una decina di spari, Peter giunse sul luogo di un precedente scontro: a terra vi erano tre cadaveri umani brutalmente mutilati ma non c'era alcuna traccia del mostro che aveva consumato quel massacro.
L'utilità di quel macabro ritrovamento fu il fatto di racimolare qualche munizione e una rivoltella mezza carica.
Il ragazzo si affrettò a togliersi dalla piazza e salì su una torretta di caccia poco più in là, accertandosi al meglio che fosse sgombra.
Sbirciò dalla finestra e qualcuno dall'interno fece fuoco: Peter si accovacciò immediatamente e propose una pace:
“Mi chiamo Peter.”
Per diversi istanti non ottenne risposta, quindi decise di alzare la pistola in segno di tregua:
“Non ho cattive intenzioni. Sto cercando mio fratello Shawn; è più piccolo e incosciente di me, devo ritrovarlo.”
“Da quanto tempo sei qui?”
Era una donna, probabilmente sulla quarantina.
“Un paio d'ore, forse tre. Lui almeno da cinque.”
“Allora faresti meglio a tornartene a casa.”
“Tu perché sei qui? Denaro?”
“Ho smesso di cacciare per denaro.”
“Lo fai per passione? Andresti d'accordo con Shawn.”
“Sono partita in cerca di fortuna due settimane fa. La taglia era altamente remunerativa, dovevo solo abbattere tre Distruttori. Spesi tutto ciò che avevo per equipaggiarmi a dovere, poi entrai dal cancello Sud e non lo varcai più.”
“Perché hai abbandonato l'obiettivo?”
La donna tacque una manciata di secondi, poi lanciò fuori tre placche acuminate ovvero pezzi dell'esoscheletro di quegli abomini.
“Li hai uccisi tutti e tre?! Cosa aspetti a riscuotere il compenso?!”
“Non ho più neanche un coltello, in cosa potrei sperare? Di arrivare al cancello senza incontrare neanche una minaccia?”
“Mi hai appena sparato, come posso fidarmi?”
“Era l'ultimo colpo, l'ho tenuto in caso mi fossi dovuta difendere da imboscate come la tua. Per cui se vuoi uccidermi fallo pure, così magari intaschi pure la ricompensa.”
Non aveva un tono altezzoso e nemmeno l'aria di sfida; piuttosto sembrava rassegnata al suo destino.
“Cos'è successo qui sotto? Ho trovato tre cadaveri smembrati.”
“Un gruppo di cacciatori è stato attaccato da un Furioso. Non avevano scampo.”
Peter rifletté e poco dopo decise di lanciare la rivoltella alla donna:
“Pensi di cavartela con mezzo caricatore?”
“Perché mi aiuti?”
“Non mi piacciono le armi...”
Dopo un altro istante di silenzio, la donna disse:
“Mi chiamo Helen.”
Peter, restando riparato sotto la finestra, le augurò buona fortuna e scese velocemente le scale per tornare alla ricerca di Shawn.
Prima di imboscarsi, guardò verso l'alto e intravide la sagoma della donna dietro il grande finestrone scuro; si voltò e sparì fra gli alberi.
L'impresa di ritrovare suo fratello era ardua dato che il Bayou si estendeva per almeno un centinaio di chilometri; tuttavia Shawn era partito poche ore prima di lui e non poteva essere andato troppo lontano.
La giornata trascorse ad alti e bassi, vittima di attimi di tensione e momenti di calma piatta (seppur talvolta apparente); il cielo stava iniziando a scurirsi e Peter non era ancora riuscito ad ottenere risultati consistenti.
All'imbrunire sospese le ricerche e si mise d'impegno per trovare un luogo sicuro per trascorrere la notte, momento della giornata pessimo per chi, come lui, gironzolava in quei luoghi disumani.
Con la dovuta scaltrezza e rigoroso silenzio, riuscì a intrufolarsi in una vecchia stalla situata in una macchia verde nella foresta; sfruttò tutta la luce a sua disposizione per controllare che non fosse occupata, infine si accampò al suo interno. Tentò inoltre di barricare l'ingresso e posizionò una trappola per orsi appena sotto la finestra dalla quale era entrato.
Il sole tramontò definitivamente e il ragazzo, tenendo saldo il fucile sul petto, recuperò un po' di forze appisolandosi.
Non fece certo sonni tranquilli e si svegliò diverse volte, sudato e con il cuore che batteva all'impazzata.
Con i primi raggi di sole che penetravano dai buchi sul tetto, Peter cominciò a levare le tende:
mangiò un po' di pane che si era portato, ormai rinsecchito e insipido, poi controllò la sua arma pulendola e verificando le munizioni a sua disposizione.
Quando constatò che le condizioni per proseguire erano accettabili, abbandonò il rifugio e tornò alla ricerca del fratello.
Camminò un paio d'ore prima di imbattersi in un gruppo di cani rabbiosi: stavano sbranando una carcassa malconcia, talmente malridotta da renderne impossibile l'identificazione.
Sfruttò l'attimo e si dileguò, inerpicandosi su per un colle alberato e quando raggiunse la cima scorse una piccola chiesa in mezzo a una radura.
Gli venne da sorridere, forse perché si immaginava di ritrovare suo fratello proprio lì dentro, inginocchiato a pregare, o magari scoprire che si era nascosto in attesa di soccorsi.
Si affrettò ed arrivò all'ingresso della cappella, tuttavia non fu in grado di aprire il portone perché qualcosa dall'altra parte glielo impediva.
“Si sarà barricato dentro...” suppose, poggiando il fucile.
Svoltò l'angolo e fece il giro dell'edificio senza però trovare un modo per entrarvici.
Recuperò l'arma, salì sopra la pergola che riparava l'ingresso, dopo di che si arrampicò fino a raggiungere il tetto, intrufolandosi infine nell'oculo del campanile.
La scala che conduceva alla navata si era spezzata e dovette servirsi della corda legata alla campana per calarsi giù: stranamente, la campana era già inclinata e la corda tesa.
Si aggrappò e cominciò la discesa, quando nella penombra scorse una figura sotto i suoi piedi, un ostacolo che gli impediva di atterrare agevolmente sul pavimento.
Continuò a scendere e scoprì con orrore che quella sagoma era una salma appesa e non appena vi fu faccia a faccia, questa si animò grugnendo.
Peter saltò giù, rischiando di slogarsi una caviglia e alzò gli occhi verso il cadavere: la visione lo sconvolse a tal punto che ricadde all'indietro sulle natiche.
Lo riconobbe dai pantaloni marroncini e dalla salopette sgualcita che adorava, in testa il suo cappellino da pescatore e in un angolo vicino all'altare aveva deposto tre candelotti ancora immacolati.
Shawn, o quello che ne restava, penzolava con un cappio attorno al collo, dimenandosi convulsamente.
Un foglietto spuntava dalla tasca sinistra dei pantaloni e Peter lo afferrò, per poi leggerne il contenuto:
“L'ho deluso, ho deluso nostro padre. Ti ho voluto bene, fratello mio. Veglierò su di te. Shawn.”
Peter si disperò di fronte al corpo trasformato di suo fratello, oramai parte della piaga da estirpare. Gli domandò scusa per non averlo salvato, per non essere arrivato in tempo e il rimorso lo divorò dall'interno.
Consapevole della crudele sorte di Shawn, mirò alla testa e sparò, liberando la corda dal suo peso. Dopo un lungo respiro si poggiò il fucile sotto il mento ed esplose il colpo.
Entrambi i fratelli Clarke morirono nella casa del Signore, circondati dall'inferno pestilenziale di quel maledetto morbo.
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